casa blu
Concepita per una coppia di chirurghi, casa blu è il risultato di un’idea progettuale e compositiva che tiene concretamente conto della natura dei clienti che la abiteranno. Qui il colore diventa il principale dispositivo di continuità: il blu attraversa l’appartamento senza imporre un tema decorativo, ma agendo come filo conduttore che accomoda le variazioni spaziali. È una presenza calibrata, che orienta lo sguardo e restituisce coerenza alla sequenza degli ambienti, facendo da contrappunto ai materiali neutri e alla luminosità generale.
All’interno di questa logica di connessione, le asole degli sportelli — modellate nella forma di aghi — operano come un segno leggero che ricuce le parti del progetto. Non cercano metafore esplicite, ma stabiliscono un legame tra il gesto del progettare e quello del cucire: una precisione misurata, una manualità che ordina. Il dettaglio dell’ago ritorna implicitamente anche nel divano, nelle sue cuciture leggibili, come se il tessuto rivelasse il principio che governa l’intero intervento.
Cucire, collegare, costruire su misura: questi tre movimenti convergono nel definire un’architettura precisa e silenziosa, nella quale il blu funge da filo e gli aghi da punti d’unione. Un progetto che si lascia interpretare non come somma di soluzioni, ma come trama diffusa, tenuta insieme da pochi segni, scelti con intenzione.
Concepita per una coppia di chirurghi, casa blu è il risultato di un’idea progettuale e compositiva che tiene concretamente conto della natura dei clienti che la abiteranno. Qui il colore diventa il principale dispositivo di continuità: il blu attraversa l’appartamento senza imporre un tema decorativo, ma agendo come filo conduttore che accomoda le variazioni spaziali. È una presenza calibrata, che orienta lo sguardo e restituisce coerenza alla sequenza degli ambienti, facendo da contrappunto ai materiali neutri e alla luminosità generale.
All’interno di questa logica di connessione, le asole degli sportelli — modellate nella forma di aghi — operano come un segno leggero che ricuce le parti del progetto. Non cercano metafore esplicite, ma stabiliscono un legame tra il gesto del progettare e quello del cucire: una precisione misurata, una manualità che ordina. Il dettaglio dell’ago ritorna implicitamente anche nel divano, nelle sue cuciture leggibili, come se il tessuto rivelasse il principio che governa l’intero intervento.
Cucire, collegare, costruire su misura: questi tre movimenti convergono nel definire un’architettura precisa e silenziosa, nella quale il blu funge da filo e gli aghi da punti d’unione. Un progetto che si lascia interpretare non come somma di soluzioni, ma come trama diffusa, tenuta insieme da pochi segni, scelti con intenzione.