cubo
Nella cantina di una villa sulle colline di Firenze, a Pian dei Giullari, si è tentato di risolvere
un problema attraverso un esperimento abitativo: convertire l’ambiente composto da
un’unica stanza in un appartamento, non cadendo nell’errore di separare gli ambienti
nettamente con pareti vere e proprie togliendo aria, luce, spazio e rimpicciolendo la
percezione visiva della dimensione totale del volume; né tanto meno in quello di lasciare
un ambiente unico indiviso e invivibile composto da zone con funzioni diverse separate
soltanto idealmente da linee immaginarie (loft).
Il principale talento di un architetto è quello di risolvere, con un unico gesto, il maggior
numero di problemi progettuali. La soluzione, ovvero il gesto, che si adotta può essere
formale o tecnica, ma l’importante è che risponda sempre al tentativo di una sintesi
architettonica: “faire d’une pierre deux coups” o anche “to kill two birds with one stone”. In
questo caso il gesto e il progetto coincidono. La soluzione è un cubo che divide e
determina gli spazi. Non si deve però pensare al cubo come ad un’opera d’arte:
“l’architettura non è un’arte, poichè qualsiasi cosa serva a uno scopo va esclusa dalla
sfera dell’arte” (Adolf Loos). Il cubo è in definitiva un mezzo, formale e tecnico allo stesso
tempo, per arrivare allo scopo di convertire una cantina di una antica villa fiorentina in un
appartamento in cui gli ambienti siano piacevoli e indipendenti tra loro; che poi era la sfida
progettuale proposta dal committente.
Nella cantina di una villa sulle colline di Firenze, a Pian dei Giullari, si è tentato di risolvere
un problema attraverso un esperimento abitativo: convertire l’ambiente composto da
un’unica stanza in un appartamento, non cadendo nell’errore di separare gli ambienti
nettamente con pareti vere e proprie togliendo aria, luce, spazio e rimpicciolendo la
percezione visiva della dimensione totale del volume; né tanto meno in quello di lasciare
un ambiente unico indiviso e invivibile composto da zone con funzioni diverse separate
soltanto idealmente da linee immaginarie (loft).
Il principale talento di un architetto è quello di risolvere, con un unico gesto, il maggior
numero di problemi progettuali. La soluzione, ovvero il gesto, che si adotta può essere
formale o tecnica, ma l’importante è che risponda sempre al tentativo di una sintesi
architettonica: “faire d’une pierre deux coups” o anche “to kill two birds with one stone”. In
questo caso il gesto e il progetto coincidono. La soluzione è un cubo che divide e
determina gli spazi. Non si deve però pensare al cubo come ad un’opera d’arte:
“l’architettura non è un’arte, poichè qualsiasi cosa serva a uno scopo va esclusa dalla
sfera dell’arte” (Adolf Loos). Il cubo è in definitiva un mezzo, formale e tecnico allo stesso
tempo, per arrivare allo scopo di convertire una cantina di una antica villa fiorentina in un
appartamento in cui gli ambienti siano piacevoli e indipendenti tra loro; che poi era la sfida
progettuale proposta dal committente.